Storia di Rocca di Papa

La particolare posizione geografica di Rocca di Papa, posta sull'orlo del Vulcano Laziale, ha caratterizzato il ruolo particolare svolto da questa cittadina fin dall'antichità per i popoli latini, che avevano nell'acropoli, sulla sommità del Mons Albanus , il loro luogo sacro. Il suo territorio sorge infatti sui luoghi che furono dell'antica Albalonga, dell'antico collegio dei Sacerdotes Cabenses, addetti al culto di Giove Laziale e delle Virgines Arcis Albanae, dalle quali ebbero origine le Vestali, istituite a Roma da Numa Pompilio. 

Secondo studi recenti l'attuale abitato coincide con la città latina di Cabum e la fortezza, che ancora oggi domina il paese, ne avrebbe occupato l'antica acropoli. Ma il vero e proprio nucleo abitato di Rocca di Papa nacque solo in epoca medievale: inizialmente divenne feudo dei Conti di Tuscolo, quindi degli Annibaldi. Nel 1328 venne assediata dall'imperatore Ludovico IV del Sacro Romano Impero: le tracce del suo passaggio sono tuttora visibile nei colori bianco ed azzurro del Gonfalone comunale.

Durante lo Scisma d'Occidente (1378-1417) il territorio fu di proprietà degli Orsini, poi ancora degli Annibaldi e dal 1427 venne acquisita dai Colonna, che ne conservarono il dominio fino alla seconda metà del XIX secolo. Nel 1527, dopo il sacco di Roma, fu utilizzata come prigione dai soldati dell'imperatore Carlo V. Trent'anni dopo il fortilizio fu distrutto durante la guerra tra Velletri e Colonna. Nuovamente ricostruito, restò in pace fino al 1814, quando passò dai possedimenti dei Colonna a quelli della Chiesa. Nel 1855 i cittadini insorsero contro la dominazione pontificia, proclamando la nascita della Repubblica di Rocca di Papa, di cui però non si hanno notizie chiare.

Negli anni del Grand Tour ospitò numerosi scrittori come Goethe, Hans Christian Andersen, e Stendhal che descrisse il Monte Cavo nel racconto La Badessa di Castro (1839). Negli ultimi anni del XIX secolo, nei pressi dell'antica Fortezza venne costruito l'Osservatorio Geodinamico Reale, che dal 1922 al 1935 venne utilizzato da Guglielmo Marconi per i suoi esperimenti scientifici sulle trasmissioni radiofoniche, e che ora è stato trasformato in Museo Geofisico, l'unico esempio di museo a carattere scientifico del territorio dei Castelli Romani.